Facoltà Teologica Pugliese

ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE

“Giovanni Paolo II”

F O G G I A

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UNIONI DI FATTO

E MATRIMONIO CRISTIANO

 

 

Tesi per il conseguimento del Diploma Accademico

di Magistero in Scienze Religiose

 

 

 

Relatore

Prof. Sac. Michele FALCONE

Studente

Vincenzo STORELLI

 

 

ANNO ACCADEMICO 2005 – 2006

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Alla mia famiglia:

Gabriella, madre e moglie esemplare, Sergio e Angelica, figli di questa generazione.

Nella speranza che il collante della vita sia l’amore e il senso dei valori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMESSA

 

 

L’art. 29 della Costituzione Italiana, definisce la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”,(1) realtà che non deriva da una costituzione giuridica ma dal bisogno spontaneo e naturale dell’uomo di creare una comunione di affetto, nello sviluppo della propria personalità, in modo tale da trovare una giusta soddisfazione alle fondamentali esigenze della propria vita.

La famiglia (unione tra due persone uomo-donna) costituisce una vera realtà che appartiene innanzitutto all’istinto primordiale della procreazione oltre all’istinto morale religioso presente nell’uomo; alla formazione sociale, cioè una società intermedia tra l’individuo e lo Stato basata sulla solidarietà dei membri che ottiene una tutela alla luce dell’articolo 2(2) della nostra Costituzione (3).

Pertanto,  il  tema  preposto  alla   discussione  sui   Patti  Civili

…………………………

(1) COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, Art. 29, Titolo II, rapporti etico-sociali: “ La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’ unità familiare.”.

(2) Ibidem, Principi fondamentali, Art. 2, Principi fondamentali: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo  sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento … sociale.”.

(3) AULETTA T., Prefazione, in “Il diritto di famiglia”, Il Mulino, Torino,, 2004, VII, 3-4.

di Solidarietà (Pa.C.S.) e le coppie di fatto è un argomento complesso per la  molteplicità delletrinsecae datato  questioni da affrontare: dal  concetto di  famiglia, come coppia, alla coppia di fatto e alle proposte delle coppie di omosessuali che tendono a legalizzare tale rapporto come una “irrealizzabile utopia in un pacifico mondo nel quale ciascun essere umano ha la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita”. (4)

La questione non è tanto discutere se sia giusto o sbagliato avere o non avere una nuova disciplina di vita o di convivenza, ma sapere se questo nuovo fondamento di vita sia tollerabile, accettabile e di facile comprensione con tutte le dovute eccezioni del caso, per un corretto modo di agire. Trasgredire la trasgressione significherebbe rispettare consensi e regole di chi sceglie il diverso e decide di attenersi agli attuali tempi maturati.

Ciò, ci condurrebbe ad ampliare una conoscenza e una scelta che, a dir poco, si proietta oltre quei limiti la cui fenomenologia supera ogni nostra immaginazione e aspettativa tanto che l’etica non riesce a fermare e raggruppare tutte le motivazioni dell’evento “coppia” e, se è diversa dall’aspetto della famiglia legittima, formata come convivenza privilegiata e tutelata.

Diventa normale essere investiti da situazioni non facilmente arginabili tanto che  la questione rientra nel normale confronto di  …………………………

(4) CAZZULLO A., Avanti con il partito democratico. Ma sull’etica non sia una Babele, in “Corriere della Sera”, 13 gennaio 2007.

idee  e  non solo della  singola persona ma di una intera società che fino a qualche decennio si nascondeva per varie motivazioni.

Accuse di mancanza di libertà e assensi di tolleranza provengono dai vari fronti.

Questo problema è di grande interesse sia a livello del singolo soggetto che dell’ intera comunità infatti, è studiato, dibattuto e approfondito nei vari aspetti dei diversi ambiti per capire e prevenire il fenomeno.

Esso, influenza la psicologia, la sociologia (che viene esaminato e riesaminato per capire quale evoluzione avrà il problema nel futuro), l’antropologia (che esamina la condotta e l’evoluzione con un approfondimento culturale), la religione (dove il problema si sviluppa nel capire la questione sia a livello etico che morale affinché l’uomo, creato ad immagine di Dio, possa comprendere ciò che è bene e ciò che è male) e ancora, a livello giuridico (per capire come  gestire  situazioni  non propriamente consone e volutamente ignorate dalle attuali legislazioni).

Trattare e capire l’evento comporterebbe che le due fazioni (pro e contro) esaminassero la problematica con un giudizio finale il più possibile libero da interferenze, nella speranza di superare la visione di coppia tradizionale radicata nell’essere umano, senza allontanarsi temporalmente dall’attualità che ha già visto la soluzione degli eventi sociali.

Basti pensare che, non poco più di sessanta anni fa, l’uso dei contraccettivi era rifiutato dalla stragrande maggioranza dei cristiani, in quanto contrario all’ordine e alla dignità naturale del matrimonio.

Fino a quaranta anni fa, il divorzio era un fenomeno del tutto eccezionale che comportava un profondo disonore in tutti sensi e soprattutto nella vita sociale.

Fino a trenta anni fa, l’aborto veniva considerato, secondo il codice penale di tutto il mondo, come un grave delitto oltre ad essere considerato causa di aberrazione per la donna.

Fino a venti anni fa, vedere due persone dello stesso sesso camminare mano nella mano, veniva considerata una offesa alla dignità e alla moralità dell’essere umano e, a volte, esse potevano essere punite con la reclusione per offesa al comune senso del pudore.

La situazione della società attuale è notevolmente cambiata, si è passati da una rigidità a un totale permissivismo.

Oggi l’informazione sociale stimola e incita i giovani all’uso dei contraccettivi (per una corretta profilassi delle varie malattie come l’A.I.D.S.,  il V.D.R.L., la gonorrea,  ecc. oltre ad una impropria prevenzione delle gravidanze non volute) senza intaccare l’ordine e la dignità della coppia, in tutti i sensi, compresa quella matrimoniale, tramite un vero bombardamento di

continui spots pubblicitari. (5)

Il divorzio, da fenomeno del tutto eccezionale, è diventato una realtà quotidiana: basta un non nulla per vedere una coppia ben collaudata nel tempo frantumarsi del tutto; attualmente, non si fa più caso alle coppie dello stesso sesso che, non solo camminano abbracciate o addirittura avvinghiate tra loro, ma si baciano pubblicamente come se stessero pubblicizzando un prodotto del tutto sconosciuto.

Tutte queste esternazioni, per la gente attuale, sono diventate una realtà abituale dettata sia dalla società che dal ritmo della vita moderna.

Ciò che fino a qualche decennio era considerato un tabù, oggi diventato una realtà che caratterizzala società contemporanea.

Di fronte a questa mentalità, ci si domanda:

1. Quali sono le basi di questi fenomeni?

2. Queste opinioni, da cosa derivano?

3. Socialmente, da cosa è evidenziato questo fenomeno?

4.Scaturisce forse da un ragionamento che ha approfondito la tematica?.

Ma una società progredisce solo perché  ha imparato a costruire  armi atomiche? Oppure perché si è giunti sulla luna con la possibilità di passeggiare più vicino alle stelle con la luna e il …………………………

(5) MACIOCE F., in “Pa.C.S., perché il diritto deve dire di no” , Paoline, Torino, 2006, 3-7.

pianeta terra sotto la testa? Forse perché l’uomo è oramai raggiungibile sia telefonicamente che visivamente in ogni luogo del globo? Oppure cosa?.

Queste sono solo delle manifestazioni di un progresso tecnologico-consumistico; ma l’uomo come sta progredendo? E in che modo progredisce?.

A questa domanda necessita assegnare una meta anche perché, con il termine «progresso» si intende un avanzamento rispetto allo stato attuale ed essendo una manifestazione di avanzamento necessita capire se quest’ultimo è una progressione o una regressione.

In genere, poche persone hanno da ridire in merito all’obbiettivo finale dell’uomo, dove l’uomo è in una costante e continua ricerca del proprio sommo – bene; il sommo - bene non è

basato sull’efficienza, la rapidità, il denaro, ecc. ma basato  princi -

palmente e soprattutto sulla felicità, anche se si pone il dubbio circa il quesito se l’uomo stia progredendo verso la  felicità, la  stessa felicità che è uno dei primi ed essenziali diritti dell’uomo che si af fianca  alla  libertà  e  al diritto alla  vita  (enunciazione  Epicureo  “342- 270 a .C.”).

Ma la felicità, come il diritto alla vita e alla libertà, la si può perdere oppure, per quanto desiderata, si può fallire nel raggiungere l’obbiettivo poiché, è necessario seguire delle regole per raggiungere la felicità; una volta raggiunta, è cura dell’uomo seguire altrettante regole per conservare, continuare, proteggere e beneficiare della propria libertà e della stessa vita.

L’esistenza umana che è anche esistenza sociale, ha imposizioni di diritto e di doveri nel seguire delle regole, ma non osservare le regole significa perdere dei beni a noi tanto cari.

Ignorare semplicemente queste regole spesso induce ad assumere atteggiamenti trasgressivi e tali trasgressioni comportano delle evidenti conseguenze.

Accettare le regole dettate dalla vita significa giocare secondo le regole con un largo margine di ragionevole  speranza di  felicità,

ma, a volte, come per ogni evento straordinario o ordinario, ci sono delle eccezioni alle regole che si applicano in via del tutto eccezio-

nale.

Alcune particolari realtà sono predisposte per “donare” la felicità, una felicità che non deve essere piegata a proprio piacimento, tanto è vero che forzare questo tipo di felicità porta senza dubbi ad una autodistruzione.

Tra queste realtà,  una è in particolar modo molto speciale per gli esseri umani, poiché si realizza tra l’uomo e la donna, soprattutto nell’evento matrimoniale con la realizzazione della famiglia.

Le radici del matrimonio ha origini antiche (6) con schemi e regole …………………………

(6) GILIBERTI G., in Elementi del diritto romano”, Giappichelli, Torino, 2004, II, 3.

ben definite per salvaguardare determinate condizioni ed è caratterizzato da un rapporto che si basa sulla reciproca alleanza

con delle continue donazioni che rappresenta il rapporto matrimoniale con una continua  sponsalità e dove:

“… il patto di amore coniugale si afferma pubblicamente come unico ed esclusivo, perché va vissuta con la piena fedeltà al disegno di Dio Creatore.

Questa libertà lungi dal mortificare  la libertà della persona, la pone al sicuro da ogni soggettivismo e relativismo, la fa partecipe della sapienza creatrice.” (7)

Essere fedeli al matrimonio non significa limitare la propria libertà, anzi conferisce una profonda duratura ed elevata maturità nel rispetto della libertà dell’altro soggetto.

In questa dissertazione si è voluto presentare una visione di insieme (in maniera volutamente sintetica) della vasta, complessa e delicata problematica sulle unioni di fatto evidenziando alcuni aspetti di particolare importanza.

Il lavoro non è stato facile e tanto meno scontato sia a livello di ricerca che a livello di elaborazione.

Mi auguro di poter offrire un modesto contributo per tutti coloro (credenti e non, laici e cristiano) che pongono le ragioni del “no” in opposizione a quelle motivate dalle coppie di fatto per

 

…………………………

(7) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica, “Familiaris Consortio”, sui compiti della famiglia nel mondo contemporaneo, nn.11,12.

gustare il valore, l’importanza e la dignità del matrimonio e della famiglia, valori da annunciare e testimoniare con il coraggio di chi

crede nell’amore e nella vita.

E’ solo un tentativo di sintesi.

Spero di essere riuscito nell’intento.

 

Foggia, 26 Gennaio 2007

Vincenzo STORELLI  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo primo

 

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

 

 

1.1 Pa. C. S.: la rilevanza del problema

 

 

Il dibattito riguardante le “coppie di fatto” è al centro dell’attenzione sia nella società civile che nella Chiesa.

Giorgio Campanini, sociologo della famiglia ed esperto delle problematiche familiari, ha cercato di delucidare e definire cos’è una coppia: “…è molto difficile dare una definizione, poiché in linea di principio, la famiglia di fatto (riferito alle coppie eterosessuali) è quella che non vuole né definizioni, né regole, né vincoli oltre a non accettare doveri e responsabilità. La coppia di fatto è composta da persone che vogliono vivere esclusivamente nella sfera del privato…” e ancora: “… nel passato potevano anche avere degli obbiettivi giustificabili…”. (1)

In Italia, per un lunghissimo tempo c’è stato solo il matrimonio religioso cattolico, pertanto da questo poteva nascere una concreta obiezione da parte dei non credenti, poiché il matri -

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(1) PAGNOTTI S., E allora sposatevi,  in “Famiglia Cristiana”, Paoline, Alba , 8, LXIX (1999), 16 e ss..

matrimonio era retto da un regime di assoluta indissolubilità coniugale che impediva alla coppia separata di poter contrarre un secondo matrimonio.

Da questo è possibile dedurre che le coppie di fatto sono composte da persone che, pur potendo, non vogliono sposarsi in quanto si basano su due principi:

1 – rifiuto di ogni vincolo ritenuto lesivo alla propria libertà

2 – insicurezza circa il carattere del rapporto di coppia.

Alla base del secondo principio, molte coppie passano dalla libera convivenza all’unione durevole, attraverso il fatidico “si”, solo dopo aver consolidato il rapporto con la dovuta convinzione affinché la loro unione venga garantita nel tempo.

Questo spiega anche perché molte coppie conviventi e non sposate non accettano una figliolanza lampo che potrebbe costringerle a un rapporto stabile, indesiderato e mal sopportato.

Le “coppie di fatto” non sono solo quelle coppie formate da eterosessuali ma anche da quelle coppie formate da persone  dello

stesso sesso chiamate anche “coppie  affettive”,  coppie  composte

da omosessuali(2) che tendono ad esprimere una esigenza di riconoscimento,  cioè che  vorrebbero  sposarsi  e  lo  farebbero  se l’ordinamento giuridico italiano  non lo  impedisse o  addirittura lo

………………………….

(2) L’omosessuale è colui che per natura ha una perversione caratterizzato da rapporti sessuali con individui dello stesso sesso. Questa caratteristica può verificarsi sia nell’uomo (Uranismo) che nella donna (Tribadismo). Il tribadismo è quella forma di aberrazione del sesso genetico che conduce all’avvicinamento sessuale fra due donne. A volte, l’omosessualità è una deviazione istintuale derivante da anomalie della sfera psichica con diverse nature ed entità e quasi sempre limitate al solo comportamento sessuale;

consentisse.

Il matrimonio, per sua natura, implica, oltre a una relazione affettiva, anche una apertura alla vita (sposarsi per avere figli) che nel caso delle coppie omosessuali è esclusa fin dall’inizio di questo tipo di rapporto, anche se in via di fatto e non in via di diritto, certe decisioni possono essere regolamentate e regolarizzate, riconoscendo alcune aspirazioni, con decisioni dei giudici per quelle coppie omosessuali che hanno affrontato la paternità e la maternità nel normale stato matrimoniale cioè, hanno avuto figli e poi si sono ritrovate a convivere o a formare coppia fissa con persone dello stesso sesso.

Da una situazione del genere si prospetta solo una grande con-

fusione con il reale rischio di superare e sconfiggere addirittura la stessa ragione.

Ed è proprio per questa ragione che in molti comuni, province

e regioni italiane si è profondamente discusso sulla problematica dei diritti della famiglia e sulla convivenza nelle “Unioni di Fatto”, tanto da creare e istituire un apposito “Registro delle Unioni Civili”.

Il sospetto dell’efficacia di detto registro ci porta a chiedere in concreto quale sia l’importanza di tale iniziativa e quali possano essere gli effetti. (3)

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(3) PIERINI F., La grande confusione, in “Famiglia Cristiana”, Paoline, Alba, 31, LXVIII (1998),18-23.

 

A livello  giuridico, la presenza di un registro di tale tipo è attualmente incostituzionale, inconsistente e ignorato dalla nostra Costituzione.

A livello politico, parlare di un registro delle unioni civili comporta solo un loro punto di vista; a livello sociologico, il problema non corrisponde alle reali ed effettive esigenze e alle problematiche che la  gente  deve  quotidianamente  affrontare come il lavoro, le tasse, la sanità, ecc.;  a livello  culturale,  invece, tutta questa inutile agitazione, per ottenere da un delegato dello stato di sentirsi dire e dichiarare: “marito” e “moglie”.

Ciò deve portare tutti ad una certa attenta riflessione e considerazione di tutte le sensibilità.

A livello antropologico, le cosiddette convivenze arricchiscono e fortificano talune situazioni dove, nel nostro caso, è certamente un buon progetto di compagnia come nel caso degli anziani.(4)  Per capire meglio questo passaggio è importante  sondare e sottolineare alcuni  aspetti,  pertanto,  occorre andare indietro  nel tempo, a ritroso.

Sin dagli albori, la famiglia è sempre stata l’unione tra un uomo e una donna sia per una reciproca convivenza e sia per poter procreare, generando altre vite.

Tutto questo viene regolato, a secondo delle varie confessioni e/o società, da norme che sono alla base di ogni rapporto famigliare, pertanto esiste un rapporto coniugale tra l’uomo e la donna. Questa prospettiva, reale non solo nella tipica famiglia cristiana ma anche in altre realtà religiose, è presente fin dal suo primitivo esordio.

Giovanni Paolo II ha dedicato, in varie occasioni, pensieri molto profondi con esortazioni apostoliche al tema della famiglia tanto da tracciare e delineare alcuni punti sulla importanza della famiglia così come risulta dalla storia cristiana:

·        la famiglia è una comunità di persone

·        è un servizio alla vita

·        è partecipazione allo sviluppo della società

·        è partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa (4)

Purtroppo, negli ultimi due secoli, queste quattro funzioni della famiglia cristiana sono state continuamente e costantemente in parte compromesse.

La famiglia è una comunità di persone ed è la prima ad  essere stata autenticamente attaccata.

Anticamente, e fino al 21 settembre 1792(5) il matrimonio era basato solo sul rito religioso, pertanto potevano accostarsi a questo Sacramento solo le coppie eterosessuali. Con la rivoluzione francese veniva istituito ufficialmente il matrimonio civile, prima

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(4) GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica  famiglia “Familiaris Consortio” all’Episcopato, al Clero e a tutti i fedeli circa i compiti della famiglia, n. 17.

(5) HERTLING L. – BULLA A., “Storia della Chiesa”, Città Nova, Torino, 2001, 430.

 

in maniera formale e poi in modo radicale, e veniva agevolato il divorzio per sottomettere la famiglia al potere dello stato. Questo pensiero libertino si svilupperà molto presto in Europa.

La famiglia è un servizio alla vita anche se il pensiero delle dottrine socialiste e comuniste nate nel XIX secolo, oltre a quelle fasciste e naziste della prima metà del XX secolo, subordinava la famiglia allo Stato tanto da imporre regole coatte per i matrimoni, la vita coniugale, la procreazione e l’educazione della prole.

La famiglia partecipa allo sviluppo della società e ci si chiede come la famiglia possa partecipare allo sviluppo di  una  società dove,  la stessa famiglia viene continuamente chiamata a combattere contro il normale e continuo permissivismo che diffonde continuamente il pensiero e la cultura  del divorzio?

La famiglia partecipa alla vita e alla missione della Chiesa ma quale missione può avere una famiglia che si è fatta influenzare da un consumismo basato su un pensiero di  netto stampo  femminista che si è radicato nella continua ed esasperante liberalizzazione del tipo “il corpo è mio e lo gestisco io”,(6)  che mina continuamente e in modo implicito e/o esplicito il controllo delle nascite?.

L’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II non avrebbe mai immaginato un quinto concetto che tende ancor di più a disgregare

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(6)   DI DONATO F., Quanto contano i corpi? Diseguaglianze sessuali e famiglia privata nel dibattito femminile, in “Sociologia del diritto”, 2, 2000, 143 – 168.

 

la famiglia, ossia la pretesa di legalizzare non solo le “unioni di fatto” eterosessuali ma anche quelle omosessuali. Si tende a sostituire la “famiglia naturale” con un altro tipo di famiglia del tutto artificiale.

Il dibattito morale è alquanto controverso, anche per quei Paesi in cui non assume un rilievo dal punto di vista dell’ordinamento giuridico; di maggiore rilevanza e maggiore preoccupazione è per quei Paesi che hanno già concesso (o che intendano concedere) un riconoscimento legale alle unioni omosessuali che, in alcuni casi, include anche l’abilitazione all’adozione di figli; ma questa materia  riguarda  maggiormente la legge morale, le cui argomentazioni vengono proposte non solo ai credenti ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.2 Il dato statistico

 

La famiglia nata come unione dell’uomo e della donna per la reciproca convivenza e per la generazione della prole, in questi ultimi anni ha subito notevoli attacchi da ogni fronte:

·        limitazione della famiglia alla missione della Chiesa, attraverso l’istituzione del matrimonio civile (introdotto verso la fine del XVI secolo con un obbligo a questa istituzione civile;

·        emarginazione della famiglia alle normali funzioni sociali infatti, basta pensare solo allo scorso secolo quando le dottrine comuniste e/o naziste subordinavano la famiglia allo Stato, imponendo regole coattive per i matrimoni e la vita coniugale con il semplice scopo della procreazione e l’educazione della prole;

·        legalizzazione e diffusione del divorzio (solo 35 anni addietro) compromettendo ogni giorno di più la famiglia intesa coma comunità stabile di persone;

·        legalizzazione dell’aborto inteso come metodo implicito o esplicito per un controllo delle nascite;

La famiglia tradizionale è riuscito (anche se lesa in ogni modo) a lasciare un varco per un dialogo di tollerabilità circa l’esistenza delle libere unioni di fatto (unione tra persone eterosessuali) senza cadere nella discriminazione.

Necessita, però, evidenziare una sorte di confusione circa la pretesa della legalizzazione, non solo delle unioni di fatto eterosessuale ma, anche  delle coppie omosessuali.

Da  una  indagine  statistica, svolta  su di un campione di per -

sone che, scevre da condizionamenti religiosi, maggiorenni, con un grado di istruzione e status sociale variegato, pervenute dal Canadà (Himilton), dagli USA (Stato di New York) e dall’Italia (Genova, Milano, Trieste, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Foggia, Siracusa e Palermo), è stato possibile tracciare una sommaria idea di ciò che le persone conoscono e pensano sulla problematica e la differenziazione che sussiste tra le “unione di fatto” e il “matrimonio cristiano”.

Sono state poste sei domande così di seguito illustrate:

A  quali delle seguenti situazioni deve essere riservata la definizione di famiglia?

Un uomo e una donna che vivono insieme:

·  dopo essersi sposati secondo la loro religione

·  dopo essersi sposati secondo il rito civile

·  senza alcun matrimonio civile o religioso

·  senza alcun vincolo nel futuro sia civile che religioso

 

42 %

35 %   20%

3 %

 

A quale delle situazioni precedenti è applicabile il termine “coppia di fatto”?

A un uomo e a una donna che vivono insieme:

·  dopo essersi sposati secondo la loro religione

·  dopo essersi sposati secondo il rito civile

·  senza alcun matrimonio religioso e/o civile

Persone dello stesso sesso che vivono

Non rispondo

 

30 %

28 %

20 %

12 %

10 %

 

Le unioni di fatto devono godere  degli stessi diritti della famiglia che si è costituita secondo le norme civili o religiose?

·                    Si

·                    No

·                    Non rispondo

45  %

54  %

  1  %

 

 

   Pensando  al  luogo  dove  vive,  ritiene   che   le   coppie  di   fatto   hanno

   una  incidenza:

·  Molto importante

·  Abbastanza importante

·  Poco importante

·  Per niente importante

·  Non rispondo

40         %

                  5  %

               12   %

               38   %

                 5   %

 

 

  Un eventuale riconoscimento delle unioni di fatto deve essere fatto da:

·                    Chiesa

·                    Stato

·                    Luogo di cittadinanza

·                    Non saprei

·                    Non rispondo

18      %

30      %

               40 %

10 %

                2  %

 

Qual è il suo orientamento secondo la religione?

·                    Cattolico praticante

·                    Cattolico non praticante

·                    Altre religioni praticante

·                    Altre religioni non praticante

·                    Non credente

·                    Non rispondo

  20  %

  27  %

  30  %

  16  %

   2   %

   0   %

 

 

Dal sondaggio, si nota che sussiste una vera confusione tra l’individuare la famiglia, quella basata sul matrimonio, quella basata sulle unioni di fatto eteosessuale, le unioni affettive e le unioni di fatto di omosessuali oltre alle relative attribuzioni dei ruoli sociali.

I primi due quesiti tendono a capire fino a che punto la gente riesca a capire la differenza tra le due famiglie (matrimonio e unione di fatto) infatti, la maggior parte della gente confonde le due realtà in una unica equivalenza e lo so denota dalle risposte del terzo quesito.

Questa confusione sfocia in una polemica che conduce delle vere incomprensioni, incomprensione che potrebbe provenienti dalla Chiesa che è fortemente impegnata nella difesa di quei valori che tutti dovrebbero condividere, a difesa della spregiudicata invasione di ideali che si basano sulle unioni di fatto.

Le risposte ai vari quesiti, impegnano a una serie di riflessioni per una sana chiarezza a portata del cittadino.

Una realtà del genere ci induce a rivisitare la metodologia a difesa della ragione della “fede” e dei valori cristiani.

Una buona e rinnovata evangelizzazione a testimonianza della funzione di “lievitazione e fermentazione” di massa (a esempio di Cristo e dei suoi seguaci) ci porterebbe a una maggiore credibilità innovativa.

Lo Stato, di converso, potrebbe auspicare soluzioni circa l’argomento tenendo presente che l’individuo, pur essendo principalmente un cittadino, è anche un religioso che, senza alcuna forzatura o regola, può scegliere di vivere la propria esistenza in una sana dignità senza dicotomia.

Tralasciando il discorso politico, mi chiedo se culturalmente sussiste un certo rispetto di quella maggioranza (noi cristiani) che silenziosamente cerca di non subire le alterazioni che la società progredita vorrebbe attuare?

Per quale motivo la società dovrebbe rinnegare i veri valori della famiglia e se pretende di rinnegare tali valori, per quale motivo dovrebbe essere considerata una società ragionevole?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.3 Il panorama europeo

 

 

L’ordinamento politico italiano è costantemente sottoposto a una pressione sempre crescente, mirante alla istituzione di specifici istituti per la tutela della convivenza e delle “unioni di fatto” con un particolare occhio alla problematica delle “unioni omosessuali”, nel rispetto del quadro normativo europeo, dove alcuni settori della società hanno portato molti Paesi europei e non ad adottare una specifica disciplina per regolamentare il fenomeno, non tanto per quanto riguarda la convivenza tra eterosessuali, ma in riferimento alle unioni omosessuali.

Le soluzioni proposte e da alcuni adottate, seguono lo stesso iter delle coppie regolarizzate con figure contrattuali tipiche delle discipline degli aspetti personali e patrimoniali con la specifica previsione della figura matrimoniale.

Si prescinde dalla sessualità dei coniugi introducendo forme più o meno attinenti alla pubblica relazione para – matrimoniale.

Comunque sia, molti Paesi Europei hanno adottato delle discipline validamente orientate, spaziando su ampie possibilità e scelte istituzionali, per offrire un riconoscimento e  una tutela non tanto alla convivenza ma alle “unioni omosessuali” che sono le vere e particolari protagoniste.

Il problema, visto con un’ottica puramente giuridica, è delicatissimo così come viene registrato e recepito dalla giurisprudenza europea.

Se da un lato il Consiglio Europeo afferma, fin dal 1981, la necessità di garantire la dignità degli omosessuali (racc. 924 del 01.10.1981), dall’altro, il Parlamento Europeo ha giustamente sollecitato gli Stati membri ad adottare discipline atte ad eliminare le discriminazioni nei loro confronti, compresi gli ostacoli che possano impedire il matrimonio tra omosessuali (risoluzione del 04.09.2003). D’altro canto, la giurisprudenza si è sempre orientata per limitare l’istituzione matrimoniale al solo confine dell’eterosessualità, poiché, quantunque si voglia discutere, la Corte di Giustizia ha sempre supposto che il termine “matrimonio” si riferisce a una unione di due persone di sesso opposto e ogni estensione del termine ”matrimonio” è una estensione indebita all’infuori di quelle tutele previste per i coniugi.

Ponendo uno sguardo alla situazione legislativa europea, ogni Paese ha adottato tipologie risolutive  per la disciplina della convivenza con una particolare  estensione e occhio di  riguardo nei confronti delle “coppie omosessuali”.

 

Alcuni Paesi Europei hanno scelto di  regolarizzare le  “unioni

civili” con  la  coabitazione, dove determinati diritti e doveri ven -

gono acquisiti solo dopo un  certo  periodo di  coabitazione  e  tale  coabitazione, non  registrata, è valida a tutti gli effetti  solo per le coppie eterosessuali mentre, per altri Paesi Europei, si è ben pensato di adottare un registro chiamato anche partnership o coabitazione registrata per le coppie dello stesso sesso tanto da garantire diritti e doveri alle suddette coppie. I diritti e i doveri possono essere identici, lievemente diversi o totalmente diversi dalle normali coppie sposate. Ciò si differenzia da Paese a Paese Europeo. In Francia, l’apertura delle coppie di fatto è estesa anche alle sole coppie etero conviventi nella massima espressione del termine Pa.C.S. (PAtto Civile di Solidarietà) mentre,, in altri Paesi dell’Europa, come l’Olanda, il Belgio, la Spagna e la Gran Bretania, i vari governi oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso realizzando la perfetta parità matrimoniale tra il matrimonio etero e il matrimonio omosessuale. Attualmente i Paesi Europei che non prevedono o che non intendono applicare le specifiche legislazioni alla regolamentazione delle unioni civili sono:

Albania, Bulgaria, Cipro, Bosnia, Grecia, Italia, Malta, Macedonia, Monaco, Polonia, Romania, Slovacchia, Turchia, oltre

ad altri Paesi Europei distaccatisi dalla Russia.

FRANCIA

La legge francese  99/944 del  15.11.1999, definitivamente ap-

plicata con il Titolo XII del decreto n° 99 -1089 del 21 dicembre 1999 (art. 515/1-7 del capitolo II) del Codice Civile (libro I delle persone) (alleg. 4), definisce le nuove forme di unioni nell’istituto matrimoniale francese, oltre al concubinaggio o coabitazione (art. 515/8 del capitolo II) chiamato anche “Du pacte civil de solidarité et du concubinage”; in sintesi, il “PAtto Civile di Solidarietà” francese è un contratto tra due persone maggiorenni, sia dello stesso sesso che di sesso opposto, che abbiano il fine comune di organizzare una loro vita in comune; il contratto conclude una dichiarazione congiunta che viene scritta nella giurisdizione di appartenenza presso la cancelleria del Tribunal d’Istance.

Il documento relativo alla “Unione di Fatto” viene trascritto in un apposito registro tenuto presso la cancelleria e impegna i due partners a una vita in comune, a un aiuto reciproco a livello materiale e a una reciproca responsabilità per i debiti contratti a partire dalla firma dell’unione.

BELGIO

Il primo passo per la conclusione alla regolamentazione delle unioni civili in Belgio è stato fatto il 29 ottobre del 1998, quando il Parlamento Belga ha approvato la “Loi  du  23  novembre  1998

instaurant la cohabitation  legale” inerente alla legalizzazione  della convivenza, legge che entrò in vigore dal 1^ gennaio 2000; da questa legge, si è aperto il matrimonio alle coppie delle stesso sesso a partire dal 13 febbraio 2003.

Possono usufruire di questa legge tutte le coppie senza condizione di  sesso e per ottenere la convivenza le parti non devono essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale.

La convivenza viene dichiarata tramite uno scritto che viene consegnato all’ufficiale dello stato civile del comune domiciliante che controllerà la veridicità e le condizioni che possano soddisfare le previste norme applicative delle leggi, per poi annotare la dovuta richiesta nel registro popolare. Ultimo atto delle leggi belghe proviene dalla legge approvata il 20 aprile 2006 che consente alle coppie omosessuali, sposate o conviventi, di poter adottare anche dei figli.

SPAGNA

La Spagna ha aperto le porte ai matrimoni omosessuali nel 2005, ma la problematica spagnola è diversificata dagli altri Paesi Europei. Alcune regioni del Paese, come comunità autonome, riconoscevano precedentemente i diritti delle coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Nella regione della Catalogna, il 15 luglio del 1998 veniva approvata la legge sulla stabilità delle coppie, regolando diversi aspetti delle istituzioni legislative del diritto privato nelle relazioni di coppia, come le  responsabilità  solidali per le spese domestiche o per taluni debiti contratti, la regolarizzazione dell’uso della comune abitazione e gli eventuali benefici per la coppia se uno dei partner lavorasse per il governo catalano.

L’accesso a queste leggi avviene tramite un atto notarile.

Per le coppie eterosessuali,  la regolamentazione del rapporto avviene tramite un atto notarile  o in forma automatica dopo la convivenza di almeno due anni  oppure, in forma automatica, per quelle coppie che convivono e che hanno un figlio.

Dopo l’approvazione delle leggi catalane, altre regioni spagnole si sono immedesimate nelle leggi in favore delle unioni di fatto anche se, in fin dei conti, solo sei regioni spagnole rifiutano questo tipo di allineamento legale. Le regioni spagnole che hanno approvato leggi sulle unioni di fatto sono la regione dell’Aragona, della Navarra, la Comunità di Valencia, le Isole Baleari, la Comunità di Madrid, le Asturie, l’Andalusia, le Canarie, l’Estremadura e i Paesi Baschi.

REGNO UNITO

Nel Regno Unito è entrato in vigore dal dicembre 2005 il Civil Partneship Act  che riconosce alle coppie dello stesso sesso il vincolo di una unione registrata molto simile al normale matrimonio anche se, dal punto di vista giuridico anglosassone, questo non viene considerato come un matrimonio omosessuale (per come è stato criticato dalle stampe italiane) ma i contraenti assumono uno status legale di “civilis partners”. La nuova e indiscutibile legge anglosassone ha avuto una forte risonanza in Italia anche grazie alla decisione della popstar  sir Elton John (1)  che  ha voluto costituire, con il suo “compagno” la prima coppia tra i sudditi inglesi ad utilizzare la legge per “una sana relazione”.

Nel Regno Unito sono riconosciute anche le coabitazioni non registrate di partner dello stesso o di diverso sesso a cui vengono riconosciuti diritti e  facoltà peculiari della società britannica. Da notare che nel Regno Unito, sia in Inghilterra che in Galles, le coppie omosessuali hanno la possibilità di adottare figli e, ad oggi, si prevede tale estensione anche alla Scozia.

ITALIA

In Italia non si prevede alcuna legislazione per la regolamentazione  e la legalizzazione delle unioni civili in tutte le sue forme. Il problema si è  inasprito negli  ultimi periodi  solo in vista dell’approvazione della discussa legge sulla procreazione assistita. (2)

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(1) Il cantante e pop star inglese è dichiaratamente omosessuale, nonostante sia stato sposato con la signora Renate BLAUBEL dal 1984 al 1987. Dal 21 dicembre 2005 si è unito in una partnership registrata, in seconde nozze, con il signor David FURNISH, più giovane di lui di 17 anni e divenuto famoso proprio per essere stato il compagno della pop - star. L’unione ce - lebrata nel municipio di Windsor, lo stesso luogo dove il 9 aprile dell’anno precedente dove si erano sposati il principe Carlo e Camilla PARKER BOWLES, ed è stata la prima unione civile in assoluto nel Regno Unito.

(2) CASSANI F., Il Papa unico punto di riferimento, in “ La Padania ”, 12 maggio 2006; MARINO I. R.., in “Credere e curare”, Einaudi, Torino, 2005, 114.

 

  I primi disegni di legge inerenti al problema furono presentati nel 1986 tramite una interpellanza delle donne comuniste e da una delle tante associazioni omosessuali attualmente associate all’ARCIGAY; mentre nel 1988 venne fatta la prima proposta di legge (mai messa nel calendario) presentata dalla parlamentare Agata Cappiello, avvocato e parlamentare socialista. Dagli anni novanta ad oggi, il numero di proposte avanzate per disciplinare le unioni civili sia  alla  Camera e al  Senato che al Parlamento  Europeo da  parte dei  parlamentari italiani, è diventato notevolmente pressante affinché ci sia una parificazione dei diritti sia per le coppie eterosessuali che per quelle omosessuali.

Sin dall’inizio, il dibattito politico ha registrato da parte della Chiesa cattolica delle forti obiezioni alle eventuali adozioni di legislazioni per le unioni civili.

Attualmente, alla Camera dei Deputati, si discute su un disegno di legge proposto da Franco Grillini, (3) che richiama in grandi linee gli stessi interventi adottati dai Pa.C.S. francesi, teso a regolamentare le unioni anche tra gli individui dello stesso sesso. A livello locale, il movimento L.G.T.B. (o L.G.B.T.) e L.G.B.T. (o G.L.B.T.)(4) ha chiesto a diverse città italiane di istituire registri

 

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(3) Presidente nazionale dell’ associazione ARCIGAY.

(4) BELLAGAMBA A.- DI CORI P., PUSTIANAZ M. (a cura di), Introduzione, in “Generi di traverso”, Mercurio, Vercelli, 2000, 5-9.                                                            

 

appositi per le unioni civili. Con la registrazione anagrafica della convivenza, si avrebbe solo un significato simbolico  a meno che il Comune interessato non decida di  aggiungere  al  valore  simbolico dell’unione  anche  dei  diritti reali, quali quello del libero accesso alla richiesta degli alloggi popolari per uso abitativo. Il primo comune che si è “distinto” per questa operazione (anche se venne bocciata dal Co.Re.Co.) è stato il comune di Empoli nel 1993 con la proposta avanzata dall’assessore alla sanità Flavio Arditi, mentre nel 1996, il comune di Pisa  deliberò e  approvò  un apposito registro per le coppie di fatto (5)  sul modello del  comune di Empoli. Attualmente le città italiane che si sono dotate di un registro anagrafico delle unioni civili, sono moltissime e sparse nelle varie province italiane. (vedi anche allegato 1, 2, 3)

Anche alcune regioni italiane hanno dato inizio all’approvazione delle unioni civili tra cui quelle omosessuali; tra queste regioni vi sono: la  Calabria (6 luglio 2004), la Toscana (19 luglio 2004), l’Umbria (2 settembre 2004) e l’Emilia Romagna (14 settembre 2004).

Molti di questi statuti si rifanno alla Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che, all’art. 9, sancisce, tra i diritti fondamentali della persona, il “Diritto di sposarsi e di costi-